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"Leonardo Cinquecento": il genio si fa arte cinematografica

Vi sono artisti talmente grandi la cui comparsa sul grande schermo non può limitarsi a un semplice biopic. E Leonardo Da Vinci grande lo è stato veramente. Il suo genio, le sue invenzioni, il suo sguardo rivolto verso un futuro possibile hanno superato la sua vita e le sue opere d’arte. Ma la mente di Leonardo, quella è un contenitore in continua produzione, capace di stuzzicare l’immaginazione altrui e stimolare i reparti di ricerca e sperimentazione. Ed è proprio nelle vesti di artista geniale e anticipatore sui tempi che Leonardo Da Vinci fa la sua comparsa sul grande e piccolo schermo: è l’inventore del treno in “Non ci resta che piangere” (Massimo Troisi e Roberto Benigni, 1984); giovane protagonista di avventure seriali in “Da Vinci’s Demons”; ideatore di codici criptici in “Il codice Da Vinci” (Ron Howard, 2004). Ed è proprio combinando l’intelligenza artificiale ad anni di ricerche che Francesco Invernizzi con il suo “Leonardo Cinquecento”, sulla scia di altri film evento dedicati ai grandi maestri della pittura e scultura italiana (Caravaggio, Michelangelo, Bernini e, più recentemente, Tintoretto) si pone l’obiettivo di ricomporre le pagine dei codici lasciatici in eredità dall’artista in una prospettiva inedita.

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