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L'esordio nel lungometraggio di finzione di Walter Veltroni veste i panni del road movie: un'opera che scorre sotto le ruote di un Maggiolino cabriolet con passeggeri molti diversi tra loro. "C'è tempo" è un abile gioco di specchi, una storia di fratelli che si scoprono tali dopo un evento drammatico, fratelli che riflettono uno nell'altro le proprie solitudini e che si scoprono, anche se apparentemente agli antipodi, accomunati da un sentire condiviso di esperienze e di emozioni.

“Non ho mai insegnato nulla ai miei studenti; ho solo cercato di metterli nelle condizioni migliori per imparare.” Un concetto schietto, sincero, firmato Albert Einstein e perfettamente in linea con il nuovo film diretto e sceneggiato da Olivier Ayache-Vidal,Il professore cambia scuola, di cui è possibile organizzare una matinée per gli studenti tramite la piattaformaKeaton.

La Paranza dei Bambini uscito nelle sale italiane il 13 febbraio vince l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura al 69° Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

Il film è il risultato dell’intersezione di due lucidissime intelligenze, quella dell’autore dell’omonimo romanzo, Roberto Saviano (cosceneggiatore insieme a Maurizio Braucci) e del regista Claudio Giovannesi che ha saputo orientare la macchina da presa sulla condizione di un’adolescenza a metà, divorata dalla scelta criminale di ragazzi che si fanno “paranza” delinquenziale e diventano capi della camorra nel rione Sanità di Napoli.

“Dedico questo riconoscimento alle Ong che salvano le vite nel Mediterraneo – ha affermato Saviano – mentre Claudio Giovannesi ha aggiunto: “Vogliamo dedicare questo premio al nostro Paese nella speranza che l’arte, la cultura, la formazione tornino ad essere una priorità per l’Italia”.

Vi sono artisti talmente grandi la cui comparsa sul grande schermo non può limitarsi a un semplice biopic. E Leonardo Da Vinci grande lo è stato veramente. Il suo genio, le sue invenzioni, il suo sguardo rivolto verso un futuro possibile hanno superato la sua vita e le sue opere d’arte. Ma la mente di Leonardo, quella è un contenitore in continua produzione, capace di stuzzicare l’immaginazione altrui e stimolare i reparti di ricerca e sperimentazione. Ed è proprio nelle vesti di artista geniale e anticipatore sui tempi che Leonardo Da Vinci fa la sua comparsa sul grande e piccolo schermo: è l’inventore del treno in “Non ci resta che piangere” (Massimo Troisi e Roberto Benigni, 1984); giovane protagonista di avventure seriali in “Da Vinci’s Demons”; ideatore di codici criptici in “Il codice Da Vinci” (Ron Howard, 2004). Ed è proprio combinando l’intelligenza artificiale ad anni di ricerche che Francesco Invernizzi con il suo “Leonardo Cinquecento”, sulla scia di altri film evento dedicati ai grandi maestri della pittura e scultura italiana (Caravaggio, Michelangelo, Bernini e, più recentemente, Tintoretto) si pone l’obiettivo di ricomporre le pagine dei codici lasciatici in eredità dall’artista in una prospettiva inedita.

Molti di noi assistono con sgomento alla crisi dell’Europa, del suo sistema politico, dei suoi ideali assediati da antiche diffidenze e nuovi fanatismi. C’è un’istituzione europea però che resiste, e anzi sembra aumentare il suo prestigio. È il CERN di Ginevra, creato nel dopoguerra dai fisici europei quasi come antitesi al Progetto Manhattan – che portò alle bombe americane di Hiroshima e Nagasaki.

Sognare è come lasciarsi cullare dall’acqua. Vaghi leggera, senza pensieri. Nel sogno, come sott’acqua, siamo tutti uguali, ci muoviamo con leggerezza dimenticandoci per un attimo del mondo circostante. Il sogno di Mariagrazia, Chiara e Letizia è quello di essere viste per quelle che sono dentro, e non per i chili in più. Nuotano, danzano, si sentono libere di essere loro stesse, senza circondarsi di quella bolla di sapone che le isola dagli altri, un guscio protettivo creato e induritosi nel tempo per lenire le offese e gli attacchi ricevuti. Una barriera che è anche zavorra, che le ragazze si portano sulla schiena come i chili che le fanno sudare, mozzare il respiro, colare a picco nell’oceano delle proprie tempeste.

Autunno. Una mamma scoiattolo racconta ai suoi cuccioli la storia del topolino coraggioso che si addentra nel bosco per rifornirsi di nocciole. La strada per raggiungere la collina del nocciòlo più rigoglioso è lunga e il topolino rischia di essere divorato prima da una volpe, poi da un gufo e infine da un serpente. Si salva dagli agguati del pericoloso terzetto simulando un appuntamento con una mostruosa creatura di sua invenzione, il Gruffalo.

Anche gli insegnanti più sensibili e attenti al ruolo che l’educazione all’immagine ha (o dovrebbe avere) nell’ambito della didattica nelle scuole di ogni ordine e grado in più di un’occasione si trovano a impattare contro un ostacolo apparentemente insormontabile: trovare la sala disponibile per la proiezione del film prescelto. Da ora questo ostacolo viene finalmente a cadere. Grazie ai servizi che la piattaforma Keaton riesce a fornire, i docenti non debbono far altro che scegliere il film che loro interessa nell’ambito del catalogo costantemente incrementato con nuovi titoli. L’insegnante dovrà solo registrarsi al sito, scegliere il cinema più vicino alla scuola e la data più congeniale, e attendere la conferma della proiezione. Per i docenti sarà inoltre possibile aggregare classi a una proiezione già organizzata, nel caso di posti ancora disponibili in sala.

«We could be hero, just for one day»; «possiamo essere eroi anche per un giorno» cantava David Bowie, e Giovanna (Paola Cortellesi) in Ma cosa ci dice il cervello eroina lo è tutti  i giorni. Un’eroina in incognito, senza superpoteri, nascosta dietro la falsa maschera dell’anonima impiegata al ministero. Ma tra le sue mani non troverete buste paga, o ritenute di acconto, bensì cellulari, computer, e strumentazioni varie che possono aiutarla nello svolgimento di quella che è la sua vera missione: difendere la sicurezza dei cittadini italiani.

Respirare è un atto naturale e del tutto involontario dell’essere umano. Eppure per Robin Cavendish ogni boccata d’aria è un passo precario sul filo della vita. A raccontare la storia vera di questo “funambolo” in equilibrio costante tra vita e morte è Andy Serkis, qui alla sua prima esperienza da regista. Un’operazione non facile, come non facili sono i racconti di vite straordinarie ridotte a un centinaio di minuti sul grande schermo e per questo incapaci di rendere spesso giustizia alla grandiosità dei loro protagonisti. Con Ogni tuo respiro Serkis si imbarca con coraggio in questa avventura e grazie soprattutto alla bravura dei suoi protagonisti vince – sebbene non a punteggio pieno – la sfida.

Katja sognava una vita serena con la propria famiglia, ma quel sogno viene spezzato a causa di un attentato, in Germania, che le strappa il marito Nuri e il figlio Rocco. La donna, in un primo momento, si affida a Danilo Fava, suo legale e amico di Nuri e riesce ad affrontare il processo e a reagire apparentemente all’accaduto, anche grazie al sostegno di parenti e amici, processo durante il quale è costretta ad affrontare ogni particolare di quel tragico evento; la giustizia, però, troppo lenta, non sempre sta dalla parte delle vittime perchè la difesa tenta in tutti i modi di screditare la sua testimonianza e di mettere in dubbio l’integrità morale del marito che in passato è stato uno spacciatore. Katja si è data all’uso di stupefacenti e, col passare del tempo, si abbandona alla disperazione e all’abisso. Un giorno - mentre si trova di fronte al mare in compagnia della solitudine e nell’attesa che si riaprano le porte del tribunale perchè, forse, sono state trovate nuove prove - decide di cercare ossessivamente gli assassini dei propri cari, trasformandosi in un angelo vendicatore e di far provare alla coppia di neonazisti accusati di aver innescato la bomba lo stesso dolore e tormento che lei stessa ha dovuto sopportare fino a un epilogo poco consolatorio per chi non lo fraintende.

Uno dei più grandi insegnamenti lasciatoci dai “Goonies” è quello di tenere vivo il nostro bambino interiore. Solo così saremo in grado di affrontare a testa alta le ingiustizie e brutture della vita. Un fanciullino nutrito non a merendine, ma di sogni e ambizioni. Fa niente se sei un po’ strambo o timido, impacciato o silenzioso; prendendo in prestito la massima disneyana del “se lo sogni, puoi farlo” tutti, con un po’ di coraggio e tanta curiosità, possono raggiungere i propri obiettivi.

"La forza del film sta proprio nell’aver scelto a protagonisti due personaggi che non vogliono cambiare
il mondo, ma, più umilmente, inserirsi alla meno peggio. Perché il film riceve forza da questa scelta?
Crediamo perché esso punta non già sul futuro e sull’utopia ma sul passato e sul senso comune."

Alberto Moravia

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