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L'esordio nel lungometraggio di finzione di Walter Veltroni veste i panni del road movie: un'opera che scorre sotto le ruote di un Maggiolino cabriolet con passeggeri molti diversi tra loro. "C'è tempo" è un abile gioco di specchi, una storia di fratelli che si scoprono tali dopo un evento drammatico, fratelli che riflettono uno nell'altro le proprie solitudini e che si scoprono, anche se apparentemente agli antipodi, accomunati da un sentire condiviso di esperienze e di emozioni.

Pensare a Blinded by the light con una unica chiave di lettura è un errore grossolano e superficiale.
Blinded by the light non è solo il racconto di un adolescente – francamente – ossessionato dal suo idolo, come è giusto che un adolescente si ossessioni, neanche soltanto la storia di un ragazzo che, in maniera altrettanto giusta, vuole emanciparsi dalla sua famiglia di origine, inseguendo il suo posto nel mondo.

Cafarnao significa, caos, confusione. Il termine ricorda la città della Galilea che ha ospitato momenti importanti della vita e della predicazione di Gesù. Capharnaüm di Nadine Labaki (film uscito in Italia col titolo Cafarnao, caos e miracoli) è Beirut, tra i quartieri disagiati della quale vivono Zain, i suoi numerosi fratelli e i suoi genitori, tesi e depressi.

La strega Rossella è gentile, sempre allegra e riconoscente verso chi è gentile con lei. Volando, volando perde infatti oggetti importanti per lei, il suo cappello, il fiocco per i capelli, la bacchetta magica. Per ringraziare il cagnolino, la rana e l’uccellino che glieli hanno riportati, li fa salire sulla sua scopa, nonostante i miagolii di disapprovazione del suo amico gatto. Ma il peso eccessivo in una giornata di tempesta spezza la scopa. Tutti precipitano e si disperdono. Rossella si trova di fronte un famelico Drago sputafuoco pronto a mangiarla con contorno di patate arrosto. Ma dallo stagno spunta un mostro a quattro teste che con versi orrendi lo metterà in fuga. E l’allegra compagnia si ricompone con una scopa dotata di tutti i comfort. Bastoncino vive felice con la sua Stick Lady e i tre figli in un albero cavo: festeggiano il Natale. Il tempo scorre, durante una passeggiata un cane lo scambia per un legnetto, poi una bambina lo getta in acqua per gareggiare con le sue amiche. Comincia una penosa odissea, fino alle temibili onde del mare. Ma Bastoncino affronta ogni pericolo per tornare a casa dalla sua famiglia per il Natale che di nuovo è vicino. Sarà proprio Babbo Natale a salvarlo dalle fiamme di un camino dove giaceva esausto e senza scampo.

Sognare è come lasciarsi cullare dall’acqua. Vaghi leggera, senza pensieri. Nel sogno, come sott’acqua, siamo tutti uguali, ci muoviamo con leggerezza dimenticandoci per un attimo del mondo circostante. Il sogno di Mariagrazia, Chiara e Letizia è quello di essere viste per quelle che sono dentro, e non per i chili in più. Nuotano, danzano, si sentono libere di essere loro stesse, senza circondarsi di quella bolla di sapone che le isola dagli altri, un guscio protettivo creato e induritosi nel tempo per lenire le offese e gli attacchi ricevuti. Una barriera che è anche zavorra, che le ragazze si portano sulla schiena come i chili che le fanno sudare, mozzare il respiro, colare a picco nell’oceano delle proprie tempeste.

Non è facile essere un giornalista. Sempre alla ricerca della notizia perfetta e selezionatore attento di parole e immagini mentali, il reporter è un costruttore di universi letterari ristretti in poche colonne con cui raccontare eventi capaci di attirare l’attenzione e scuotere il pensiero comune.

Dublino, 1985. A causa dei problemi economici dei suoi genitori, Connor (un adolescente timido e impacciato) deve passare dalla scuola privata a quella pubblica. Entra così in un mondo governato dal caos e dell’aggressività, ma non si perde d’animo e decide di costituire con un gruppo di amici una band musicale, coinvolgendo nel progetto anche Raphina, aspirante modella di cui si è invaghito.

Siani ci porta in una favola bella che racconta la magia e l’arte. Arte intesa come “gioia pura” che l’artista offre agli spettatori così che questi per poche ore possono dimenticare tutte le miserie della vita. Poco male se l’artista in quanto tale è costretto a vivere una vita piena di tribolazione con un teatro e una compagnia che cascano a pezzi. Ogni artista nel suo percorso ha diritto almeno ad un incontro fortunato che può cambiargli la vita. Per l’impresario Arturo Meraviglia (Siani) l’incontro fortunato avviene con Gioele, un bambino dai poteri segreti che magicamente riuscirà a portare “Gioia Pura” nella vita del protagonista, al teatro, agli spettatori e a noi, in una commedia riuscitissima che colpisce appieno l’obiettivo e per alcune ore ci fa fluttuare nella Meraviglia delle luci e delle magie del film e dimenticare tutto quello che c’è fuori.

“È meraviglioso, è meraviglioso fare parte di un team”; è un refrain incalzante, martellante, che ti entra in testa senza lasciarti più. E poi, quando credevi che finalmente il peggio fosse passato, ecco che ti siedi sulla tua poltrona in sala, le luci si abbassano e il motivetto che credevi aver debellato dalla tua memoria si ripropone in tutta la sua potenza facendo ancora una volta da main theme all’opening scene di The Lego Movie 2.

«We could be hero, just for one day»; «possiamo essere eroi anche per un giorno» cantava David Bowie, e Giovanna (Paola Cortellesi) in Ma cosa ci dice il cervello eroina lo è tutti  i giorni. Un’eroina in incognito, senza superpoteri, nascosta dietro la falsa maschera dell’anonima impiegata al ministero. Ma tra le sue mani non troverete buste paga, o ritenute di acconto, bensì cellulari, computer, e strumentazioni varie che possono aiutarla nello svolgimento di quella che è la sua vera missione: difendere la sicurezza dei cittadini italiani.

Francesco Invernizzi, regista di documentari d'arte, tra cui Bernini e Leonardo Cinquecento, regala al pubblico un lavoro di abbacinante bellezza; e se è vero quello che disse Picasso "Dopo la preistoria, l'arte è stata solo decadenza", la polvere, le rocce e la consistenza materica dei Sassi più celebri del mondo, sono un esempio cristallino di geologia esistenziale, fuori dal tempo, ma soprattutto sopra il tempo.

Katja sognava una vita serena con la propria famiglia, ma quel sogno viene spezzato a causa di un attentato, in Germania, che le strappa il marito Nuri e il figlio Rocco. La donna, in un primo momento, si affida a Danilo Fava, suo legale e amico di Nuri e riesce ad affrontare il processo e a reagire apparentemente all’accaduto, anche grazie al sostegno di parenti e amici, processo durante il quale è costretta ad affrontare ogni particolare di quel tragico evento; la giustizia, però, troppo lenta, non sempre sta dalla parte delle vittime perchè la difesa tenta in tutti i modi di screditare la sua testimonianza e di mettere in dubbio l’integrità morale del marito che in passato è stato uno spacciatore. Katja si è data all’uso di stupefacenti e, col passare del tempo, si abbandona alla disperazione e all’abisso. Un giorno - mentre si trova di fronte al mare in compagnia della solitudine e nell’attesa che si riaprano le porte del tribunale perchè, forse, sono state trovate nuove prove - decide di cercare ossessivamente gli assassini dei propri cari, trasformandosi in un angelo vendicatore e di far provare alla coppia di neonazisti accusati di aver innescato la bomba lo stesso dolore e tormento che lei stessa ha dovuto sopportare fino a un epilogo poco consolatorio per chi non lo fraintende.

Nel suo “Paisà” (1946) Roberto Rossellini rifuggiva dall’impiego di inquadrature ristrette così da poter dar vita a un film corale, fatto di unione, impegno solidale, e non di singoli eroi. In maniera del tutto speculare con Terra Bruciata! il regista Luca Gianfrancesco riesce a ottenere lo stesso risultato impiegando proprio quei primi piani tanto evitati dal regista neorealista.

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