La poetica avventura de "Il bambino che scoprì il mondo"

Un bambino vive con i suoi genitori in campagna e passa le giornate in compagnia di ciò che gli offre la natura che lo circonda: pesci, alberi, uccelli e nuvole, tutto diventa pretesto per un gioco e una risata, briglie sciolte alla fantasia. Ma un giorno il padre parte per la città in cerca di lavoro. E il bambino, a cui il genitore ha lasciato nel cuore la melodia indimenticabile che gli suonava sempre, mette in valigia una foto della sua famiglia e decide di seguirne le tracce. Si troverà in un mondo a lui completamente ignoto, fatto di campi di cotone a perdita d'occhio, fabbriche cupe, porti immensi e città sovraffollate. Affronterà imprevisti e pericoli per terra e per mare, crescerà, ma qualcosa di quel bambino che si tuffava in mezzo alle nuvole in lui rimarrà sempre.

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Alê Abreu stava lavorando a un documentario di animazione sulla storia latino-americana quando ritrovò dei quaderni nei quali aveva abbozzato il personaggio del bambino. Vedendoli, pensò immediatamente che questo bambino sarebbe potuto diventare il protagonista di un film, che a quel punto avrebbe narrato la sua storia. Una storia che, pur non essendo più un documentario, avrebbe comunque raccontato molto del Brasile di oggi, metafora di tanti altri posti nel mondo. Il bambino che scoprì il mondo, che pochi tratti stilizzati bastano a definire, non ha nome né voce, crede come tutti i bambini che ogni cosa sia possibile e persegue il suo scopo – ritrovare suo padre – con un'energia e una determinazione incrollabili. L'uso di differenti tecniche di animazione è intimamente legata al soggetto del film: la storia di un bambino che il regista immagina leggero e libero da condizionamenti e pregiudizi. Questo bambino, dichiara il regista, rappresenta un po' ognuno di noi: possiamo essere turbati e delusi dal mondo che ci circonda, ma una parte infantile, di sogno e speranza continuano a vivere dentro di noi anche una volta diventati adulti.

""Io collego l'infanzia all'ingenuità, ai sogni, alla libertà. Come tutti i bambini, il nostro protagonista crede che tutto sia possibile. E credere che tutto sia possibile dona una forza incrollabile. Questo bambino un po' speciale è in ognuno di noi. Possiamo sentirci sconcertati dal mondo che ci circonda ma un po' di speranza, una parte di infanzia, di sogno e utopia continuano a vivere dentro di noi."
ALÊ ABREU, REGISTA

Alê Abreu, regista

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