Il cinema sociale inglese: gli anni Ottanta di Sing Street

Dublino, 1985. A causa dei problemi economici dei suoi genitori, Connor (un adolescente timido e impacciato) deve passare dalla scuola privata a quella pubblica. Entra così in un mondo governato dal caos e dell’aggressività, ma non si perde d’animo e decide di costituire con un gruppo di amici una band musicale, coinvolgendo nel progetto anche Raphina, aspirante modella di cui si è invaghito.

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Insieme a lei, e grazie all’aiuto del fratello, salirà su una barca e si metterà in mare aperto per raggiungere Londra, in cerca di fortuna. Anche Sing Street, come i film analizzati in precedenza, prende spunto da un nucleo di memoria personale, visto che il regista John Carney è stato adolescente a Dublino negli anni Ottanta e, come il protagonista, è dovuto passare da una scuola privata a una pubblica in seguito a problemi economici della sua famiglia. È chiaro che Sing Street si inserisce in una tradizione ben precisa, vale a dire quella del cinema sociale inglese, un filone che nasce negli anni Ottanta come reazione alle politiche neoliberiste del premier conservatore Margaret Thatcher, la lady di ferro che procede, tra 1978 e 1990, a deregolamentare il mercato del lavoro e a privatizzare molte aziende pubbliche. Film come Riff Raff e Piovono pietre di Ken Loach, o My Beautiful Laundrette di Stephen Frears, contengono un’analisi critica della realtà sociale del paese che fa da contraltare alla narrazione ottimistica avanzata dall’establishment politico tramite i giornali e le televisioni. Questa intenzione di realismo in chiave di denuncia si sposa molto spesso con il genere della commedia creando un felice effetto di contrasto che sta alla base di una serie di grandi successi internazionali, da Full Monty a Billy Elliot, da Grazie, signora Thatcher a L’erba di Grace.

Sulla scia di questi precedenti John Carney costruisce la sua commedia musicale partendo da una lettura molto dettagliata dell’Irlanda degli anni Ottanta, che viene rappresentata nel film alle prese con una recessione economica i cui effetti si fanno sentire sulla famiglia di Connor, il protagonista del film. In Sing Street vengono mostrati gli effetti di questa situazione di crisi sul piano sociale, dalla piaga dell’alcolismo, che è un tema ricorrente del cinema sociale inglese (e si veda in proposito il recente Tyrannosaur di Paddy Considine) fino al fenomeno del bullismo, non solo giovanile (già trattato in un’altra pellicola inglese sugli anni Ottanta, il cult di Shane Meadows This is England, altro titolo che potrebbe figurare in questo percorso filmico). Al centro di questa ricognizione è la condizione di smarrimento dei giovani, desiderosi di sfuggire da una società ferma, priva di futuro, come evidenziato dal reportage televisivo a cui assiste la famiglia di Connor all’inizio del film. In questo contesto Dublino assurge al ruolo - anche simbolico - di wasteland, città dell’isolamento e dell’immobilismo, quintessenza della periferia dove nulla accade; a cui si contrappone il luogo - altrettanto simbolico, continuamente evocato - della grande città, Londra (i protagonisti scrutano l’Inghilterra dalla costa, chimera visibile solo nei giorni in cui il cielo è più limpido).

Questa rappresentazione di una realtà anche dura, aspra e grigia, è come dire riscattata da una seconda anima del film, che convive insieme alla prima anche se è di segno opposto: un’anima che il regista stesso non ha esitato a definire “romantica”, che si apre a una dimensione di sogno e che ruota attorno all’elemento musicale. La musica, nell’economia del film, non è un mero elemento di contorno e accompagnamento, ma svolge una precisa funzione narrativa, innanzi tutto perché si pone come mezzo di evasione dalla realtà di cui si è detto; in secondo luogo perché rappresenta per Connor uno strumento di crescita, uno spazio dove tentare un percorso di formazione, una ricerca di identità che culmina nel viaggio in barca finale, che ha ovviamente una valenza più ampia, alludendo al compimento di una tappa evolutiva, nel senso che il ragazzo abbandona il mondo dell’adolescenza per approdare a quello dei grandi. Non sappiamo se i suoi sogni si realizzeranno; sappiamo però che è cresciuto. C’è ovviamente in Sing Street una ricostruzione del fenomeno molto articolato delle band degli anni Ottanta, un periodo in cui si assiste a un proliferare di generi musicali e di gruppi che spesso emergono dal tessuto sociale delle periferie (i Duran Duran a Birmingham, gli U2 proprio a Dublino, i Depeche Mode nell’Essex, i Joy Division nella periferia di Manchester e così via). La colonna sonora alterna pezzi d’epoca a brani scritti appositamente in stile anni Ottanta - in modo da ricalcare modelli riconoscibili - dal regista stesso, che è musicista, insieme al cantautore inglese Gary Clark.

Andrea Bettinelli

Il ragazzo Selvaggio, anno XXXIV n. 128

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Tags: recensione, Anni '80, cinema sociale inglese

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