Blinded by the light: quando "Il Boss" ti salva la vita.

Pensare a Blinded by the light con una unica chiave di lettura è un errore grossolano e superficiale.
Blinded by the light non è solo il racconto di un adolescente – francamente – ossessionato dal suo idolo, come è giusto che un adolescente si ossessioni, neanche soltanto la storia di un ragazzo che, in maniera altrettanto giusta, vuole emanciparsi dalla sua famiglia di origine, inseguendo il suo posto nel mondo.

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Di sicuro Bruce Springsteen (le due parole più ricorrenti di tutta la sceneggiatura) e la sua musica, i suoi testi, sono il filo conduttore della vita di Javed, il giovane inglese di origini pakistane che nel 1987 cerca la sua strada nella Luton vessata dalla crisi economica tatcheriana. E Javed saprà usare positivamente la sua idolatria, non fermandosi alla sterile e pedissequa ammirazione, ma riuscendo a trasportare nella sua realtà la poesia del Boss, a trarne insegnamento e motivazione. Crescita.


Blinded by the light mostra che avere una passione salva la vita e spiega cosa significa davvero se vuoi, puoi, anzi lo spiega con le parole di Springsteen, di Proove it all night.

"If dreams came true 

oh, wouldn’t that be nice

but this ain’t no dream

we’re living through tonight

girl, you want it

you take it

you pay the price"

(Sarebbe bello se i sogni si avverassero, ma questa è la realtà, quindi se lo vuoi prendilo, e paga il prezzo. Paga il prezzo. Se vuoi, puoi – certo – ma c’è un prezzo da pagare, l’impegno, sempre).


Però Blinded by the light parla anche di immigrazione, pure qui con più chiavi di lettura. Senza fermarsi alla violenza, ai rifiuti del neofascismo della fine degli anni 80, accompagna nel tema della diversità, visto dall’interno, vissuto da chi diverso è, da chi deve avere a che fare con le proprie radici, fra salvaguardia e desiderio di affrancarsi. Che valore ha l’integrazione? Cosa vuol dire crescere con altri principi? Cosa vuol dire vivere un continuo paragone fra i propri valori e quelli altri? Cosa vuol dire contestare un padre per quello che intende trasmettere, prima ancora dello scontro generazionale? Rifiutare tout court o imparare ad assimilare?


Blinded by the light racconta poi di amicizia, amore, famiglia, donne, lavoro, in una decade molto ben descritta e visivamente composta, mai caricaturale, riuscendo a rendere tutto fortemente attuale: una storia del 1987 che parla la stessa lingua di quelle del 2019. E senza autocompiangersi o autocompiacersi, senza essere paternalista o moralista o peggio ancora accampare pretese: il ritmo non cala, lo spettatore è lasciato libero di trarre le sue conclusioni, lo spirito è sereno e scanzonato, ironico e grottesco, positivo, alla ricerca di un lieto fine necessario ed edificante. Ancor più sapendo che è tratto da una storia vera.

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Tags: recensione, musica, Warner Bros, film in lingua originale, storia vera, immigrazione

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