Qualcosa di meraviglioso (Fahim)

Dacca 2011 - Créteil, Parigi 2015. In quest’arco di tempo si dipana l’avventura di due profughi. Nura Mohammad è costretto ad abbandonare il Bangladesh col figlio Fahim di otto anni, e un talento per gli scacchi, per le sue convinzioni politiche. Il piccolo lascia tra le lacrime il resto della famiglia. Con dolcezza Nura lo convince a partire con la promessa di fargli incontrare in occidente un grande maestro. Passata la difficile frontiera indiana, il viaggio prosegue tra mille difficoltà, fino all’agognato aereo e alla grande capitale. Dove li aspettano mille difficoltà. L’asilo politico è sempre rifiutato; accolti in centri per rifugiati dalla Croce Rossa, non parlano francese, sono costretti a vivere di piccoli lavori precari. Finché qualcuno nota l’interesse e le capacità di Fahim e lo iscrive al Centro scacchistico di Créteil. Sylvain Charpentier, il maestro campione di scacchi dal grande cuore, lo accoglie ruvidamente: sospetto e attrazione reciproche non impediscono che nasca una franca amicizia. Con la sincerità e il veloce apprendimento dei bimbi, il piccolo impara ben presto le regole del gioco e della vita nel nuovo Paese. Iscritto al campionato di Francia di scacchi, sbaraglia tutti i concorrenti. Ma può un clandestino essere il campione di Francia?

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Sì, nel 2012 un ragazzino di dodici anni senza permesso di soggiorno, profugo dal Bangladesh, divenne campione di Francia di scacchi. Il fatto è raccontato da Xavier Parmentier, grande allenatore di scacchi, nel romanzo Un re clandestino, di cui il film è l’adattamento cinematografico. Il regista, Pierre-Francois Martin-Laval, ascolta per caso la storia alla TV. Noto per film comici (Serial Teachers, 2013, Gaston, 2017), affronta per la prima volta una classica commedia drammatica, impegnata in temi politici e sociali, senza rinunciare al sogno, alla leggerezza. Usando le sue parole, il film è leggibile “come dramma sociale e come fiaba”. Che seguiamo “dal punto di vista di un bambino brutalmente allontanato dalla madre per fuggire da un paese in cui era destinato a morte sicura: in grado di uscire dall’inferno e risorgere grazie al gioco degli scacchi”.

Un film multiforme narrativamente e stilisticamente. Molti i temi affrontati, diversificato e ricco il linguaggio visivo. Il lungo incipit a Dacca ci inserisce in una città in fiamme con tecniche documentaristiche: totali, riprese aeree, piani sequenza nei vicoli. Per restituirci poi la vita di una famiglia costretta a dolorose decisioni. Un addio straziante dal finestrino di un treno e il viaggio verso l’occidente comincia. Sarà irto di pericoli, evidenziati dal ritmo lento che ne sottolinea i dettagli. Quando finalmente la meta si avvicina, il film accelera e sintetizza. Un volo tra le nuvole e Parigi è ai loro piedi. La mostruosità del sistema burocratico di concessione del permesso di soggiorno li costringe a vivere come clandestini, col rischio sempre incombente di essere espulsi. Finalmente un colpo di fortuna: Fahim viene accolto al Centro scacchistico di Créteil dal burbero maestro Sylvain Charpentier, che vive solo per gli scacchi: un anziano celibe, segretamente innamorato di Mathilde, la sua segretaria. Non ha raggiunto la gloria, la sua vita è tutta lì. Le storie si dividono, quella di Nura, il padre, che moltiplica ricerche di lavoro e tentativi di regolarizzazione, sempre falliti, e quella del bimbo in rapida ascesa. Sono i rapporti umani ora in primo piano nel film. Messi in scena con la forte connotazione emotiva che percorre tutta la narrazione, sempre in equilibrio tra riso e lacrime. Fahim e il maestro si studiano: “È grosso e cattivo”, “Sans papiers e musulmano, parti male ragazzo mio”, ma anche: “Ho visto nani diventare giganti”. Diventeranno più che amici. I pugni di Sylvain che fanno tremare la baracca sono atti d’amore: “Gli scacchi non sono un gioco, ma una guerra violenta”. Dove ci si può giocare anche la vita, la possibilità di diventare francesi e riunire la famiglia. La fiaba ha il sopravvento: chiaramente rinvenibili eroe, antagonista (il sistema), aiutante.

Coinvolgente la rappresentazione del mondo degli scacchi, della loro forte capacità educativa, che occupa tutta la parte finale. Fahim, il clandestino, arriverà alle soglie della vittoria. Ma il miracolo esiste; Mathilde chiede al ministro in diretta TV: “La Francia è il paese dei diritti dell’uomo o solo il paese dove si sono scritti i diritti dell’uomo?” Un film che fa star bene. Tutti. Con un perfetto Gérard Depardieu, col suo grande corpo, la sua violenta energia al servizio di una profonda umanità.

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